STORIA



Le tenute che tutt'oggi costituiscono la storica azienda agraria dei baroni Gallelli di Badolato, site nei comuni di Badolato, Isca, S. Andrea, Montepaone, Catanzaro, sono in parte derivate dal feudo che la famiglia ha posseduto fino all’ eversione della feudalità (1806) in parte dovute ad acquisti, e in ultima parte, confluite attraverso matrimoni, con altre famiglie nobili di egual tradizione terriera.
Badolato infatti, gia’ attorno al sedicesimo secolo aveva egemonizzato con la sua forza militare, e il suo inespugnabile castello tutti i paesi limitrofi, arrivando ad avere perciò sotto la sua giurisdizione un territorio vasto, che si estendeva anche sui territori dei paesi assoggettati, come Isca sullo Ionio, S. Caterina, e S. Andrea.
I feudatari di Badolato infatti, erano perciò automaticamente anche signori di tutti i territori ad essa annessi.
Come risulta dagli studi delle molte tesi in agraria, condotti sull’ azienda dei baroni Gallelli di Badolato, essi sono tra quelle poche famiglie che in Italia applicando il magiorascato, posseggono la terra ininterrottamente in linea di primogenitura dalla fine del sedicesimo secolo, da quando cioè la stirpe si trasferì in Calabria da Zara.
A tale prova rimangono numerosi documenti notarili, tra i quali il decreto di nomina feudale, completo di titolo baronale, i contratti di acquisto di terre e proprietà varie, i contratti di fitto dei pascoli ai coloni, e altre fatture, oltre alle innumerevoli mappe catastali, le più vecchie risalenti al seicento.
Altre terre come detto, sono giunte nel patrimonio della Casata, acquistate da antenati, come don Luca, primo barone Gallelli di Badolato, che nel 1666 come risulta da atto notarile, comperò grandi estensioni di terra, nei comuni limitrofi a Badolato, oppure don Giuseppe Gallelli, cav. della corona d’ Italia, avv. e sindaco dei nobili di Badolato, per diciassette anni consecutivi, e che nel 1842 comperò considerevoli estensioni di terra, tra le quali anche la famosa tenuta di Pietra Nera, o ancora don Ettore Gallelli, che nel 1874 acquistò la zona a Montepaone lido, all’ epoca fiorente pascolo.
Altri territori infine come detto, sono entrati nel patrimonio di famiglia, attraverso matrimoni con altre Casate nobili, anche esse di tradizione terriera.
Bisogna ricordare a tal proposito i matrimoni con i marchesi Alemanni di Catanzaro, e i nobili de Salazar, che estesero gli interessi del latifondo Gallelli nel Catanzarese, o i nobili Campisi di Caulonia che diedero ai Gallelli, proprietà anche nel Reggino.
Come in passato la storica azienda agraria dei baroni Gallelli di Badolato, conta 13 operai fissi, che raddoppiano inevitabilmente in prossimità delle campagne olearie, o all’ avvicinarsi dell’ estate, essendo necessaria in queste circostanze maggiore mano d’opera.
Oggi come allora, la passione per la cura della terra, e i suoi frutti, e’ rimasta immutata da generazione in generazione, oggi come una volta il lavoro e’ scandito dai ritmi della natura, e dal passaggio delle stagioni.


La ottocentesca villa dei baroni Gallelli e' anche inserita nell' associazione dimore storiche Italiane, ed e' elencata tra quelle dei soci organizzatori Calabresi.



Villa fortificata dei baroni Gallelli 1853
Olio su tela 53x73


Francesco Gallelli, conte di Pago e Nona.Olio su tela 202x103-1563.
Fu il personaggio col quale il casato si trasferì in calabria alla fine del 500,
e che iniziò quindi l'accumulazione fondiaria di famiglia.